Scopri cosa vedere a Sant'Agata de' Goti: il meraviglioso borgo campano che somiglia a un salotto prezioso

In provincia di Benevento, nelle antiche terre del Sannio, sorge uno dei borghi più belli della Campania: Sant’Agata de’ Goti. A circa 159 metri sul livello del mare, Sant’Agata de’ Goti è definita la “perla del Sannio”: un borgo millenario che conserva arte, cultura e tradizione. La terra delle mele annurche, del vino pregiato e dei tartufi neri. Da scoprire nei suoi vicoli, tra le sue case, ma soprattutto nelle sue chiese, che qui sono davvero tante e una dopo l’altra ci guidano passo dopo passo alla scoperta del paese, come dei fari che sono lì ad indicare la strada.

Trova un hotel o un Bed and Breakfast nel borgo di Sant’Agata de’ Goti con Booking.com

Dettagli case Sant'Agata de'Goti
Dettagli case Sant'Agata de'Goti
Case in tufo Sant'Agata de'Goti
Case in tufo Sant'Agata de'Goti

Cosa vedere a Sant'Agata de' Goti

  • Chiesa dell’Annunziata
  • Chiesa di S. Menna
  • Il Castello di Sant’Agata de’ Goti
  • Via Roma e il centro storico
  • S. Maria in Costantinopoli e Monastero Redentoriste
  • Chiesa di S. Angelo in Munculanis
  • Chiesa del Carmine e Museo Diocesano
  • Chiesa e Palazzo di San Francesco
  • Palazzo Vescovile
  • Il Duomo di Sant’Agata de’ Goti
  • Largo Torricella e i lavatoi
  • L’Arte Partenopea di Mariano Tubelli
  • L’infiorata di Sant’Agata de’ Goti

Sant’Agata de’ Goti è costituita sostanzialmente da due parti: una costruita recentemente, più moderna e attuale, l’altra che risale ai tempi dei romani. Ed è di questa che vogliamo raccontare, della parte costruita su una rocca di tufo quella che cade a strapiombo sui fiumi Martorano e Riello, quella che se ne sta tutta raccolta nella sua fortezza, quella scolpita come fosse un presepe.

Un tempo lontano, era Saticula, la città sannita, prima colonia romana e poi gotica. Quella che ammiriamo oggi è una sintesi di tutte le culture che l’hanno attraversata.

Vista su Sant'Agata de'Goti
Vista su Sant'Agata de'Goti

Chiesa dell'Annunziata

È proprio dalle chiese che vogliamo partire, è proprio da loro che vogliamo farci guidare per la scoperta del borgo di Sant’Agata de’ Goti.
E allora torniamo indietro nel tempo, nel tempo medioevale, come medioevale è la Chiesa dell’Annunziata che incontriamo proprio all’inizio del paese. Siamo nel 1200 davanti ad un portale marmoreo cinquecentesco, che racconta nel suo bassorilievo la storia dell’Annunciazione di Annibale Caccavello. Ci affacciamo all’interno e ammiriamo gli strepitosi affreschi gotici, come il Giudizio Universale del ‘400 sulla sua controfacciata, che ci commuove.

Chiesa Annunziata Sant'Agata de'Goti
Chiesa Annunziata Sant'Agata de'Goti

Chiesa di San Menna

Poco più avanti, ci dirigiamo verso la Chiesa di San Menna, vicino al ponte Vittorio Emanuele. Si tratta di una piccola chiesetta, la più antica del borgo, risalente al VI secolo e riedificata intorno al 1100 che un tempo era la cappella del castello di Sant’Agata. In stile romanico, questa chiesetta ha una pavimentazione a mosaico riconosciuta tra le più antiche di tutta la Campania.

Chiesa di San Menna
Chiesa di San Menna

Il Castello di Sant'Agata

Di fronte la Chiesa di San Menna, diamo uno sguardo veloce al Castello di Sant’Agata, che in passato svolgeva la sua funzione difensiva. Si riconosce, è un edificio in tufo non troppo scuro, e si presenta in un aspetto massiccio e un po tozzo. Fondato dai longobardi, il castello è stato abitato nel tempo da numerose famiglie nobiliari. Oggi è stato suddiviso in più ambienti, oramai tutti privati, e quello che resta di un tempo lo si può ammirare nel salone principale, come alcuni residui di pittura ad opera di Tommaso Giaquinto.

Sant'Agata de' Goti vista dal ponte

Siamo giunti all’incrocio dove alla nostra sinistra abbiamo il famoso viale e davanti a noi l’ingresso nell’area pedonale del borgo. Sul Viale Vittorio Emanuele III, dal Ponte sul Martorano è possibile godere la più bella vista di Sant’Agata de’ Goti: una lunga schiera di casette che si affacciano da una terrazza in tufo che affonda le sue radici in un dirupo. Affascinante, misteriosa, talvolta angosciante quando lo sguardo resta fisso nel baratro, talvolta seducente quando lo sguardo si posa sul suo profilo illuminato dai lampioni del viale o dalle luci accese delle case in tufo.

Via Roma e il centro storico di Sant'Agata

Via Roma Sant'Agata de'Goti
Via Roma Sant'Agata de'Goti

Be è arrivato il momento di attraversare il borgo, di addentrarci nelle sue arterie. Sino ad ora eravamo appena fuori le mura. Subito dopo il viale, facciamo ingresso nell’area pedonale.

La “vita da borgo” di Sant’Agata de’ Goti, si svolge tutta qua: sul rettilineo di Via Roma. Un’elegante strada dritta che misura circa un chilometro, che accompagna, passando per il corso, tra case, palazzi, slarghi, chiese e botteghe, sino ad arrivare al Duomo: il cuore di ogni cosa.

Centro storico Sant'Agata de'Goti
Dettagli centro storico Sant'Agata de'Goti
Vicoli Sant'Agata de' Goti

Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli e Monastero Rendentoriste

Prima del Duomo però, la strada è lunga, e di meraviglie ne incontreremo tante.
A pochi passi dall’inizio del corso, sul lato sinistro, incontriamo Piazza Trento con la Chiesa di Santa Maria Costantinopoli, dal profilo baracco, e adiacente il Monastero delle Redentoriste, le suore di clausura. Accediamo all’atrio del Monastero per dare un’occhiata e troviamo qualcosa fuori dal nostro tempo: “la Ruota degli Esposti”. In passato accadeva che le madri che non volevano i loro figli venivano qui e ponevano “l’esposto”, il bambino indesiderato, in questa ruota, che girando, entrava nella parte interna del monastero così che le monache potessero prenderlo per accudirlo senza che nessuno le vedesse in volto. Oggi, in questa ruota le suore fanno passare un pezzo di ostia da sgranocchiare in cambio di una piccola offerta.

Chiesa Santa Maria Costantinopoli
Chiesa Santa Maria Costantinopoli

Chiesa del Carmine e Museo Diocesano

Alla stessa altezza di Piazza Trento, stavolta sul lato destro, scorgiamo la piccola piazzetta del Carmine con l’omonima chiesa che ospita il Museo Diocesano.

Qui sono conservate opere ritrovate in diverse chiese della diocesi a seguito del terremoto dell’80. Inoltre il Museo custodisce anche affreschi del ‘600 e una collezione di tele del 700 di diversi autori.

Ma ritorniamo su Via Roma per goderci una lunga e affascinante fila di portici, e la vista sul Duomo che in lontananza comincia ad intravedersi. Questi meravigliosi portici, furono voluti dal vescovo Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e altro non sono che il proseguimento del monastero delle Redentoriste, infatti alcune delle botteghe che si trovano sotto queste logge, un tempo erano delle antiche celle delle suore di clausura.

Portici Sant'Agata de'Goti

L'arte partenopea di Mariano Tubelli

Una di queste ex celle è propria una bottega artigianale al civico 32. Questa bottega espone fuori parte dei suoi lavori. Curiosi entriamo. Lo stupore e l’ammirazione ci pervadono di fronte a quei 2 metri quadri di pura arte e maestria. Vogliamo allora conoscere a chi appartengono queste abili mani.
È Mariano Tubelli l’artista del civico 32 che ci racconta la sua storia.

L’amore e la passione per l’arte sicuramente gli sono state tramandate già dal nonno e poi dal padre. Ma quella di Mariano non è solo passione, Mariano ha ricevuto un dono, il dono dell’arte e ogni giorno grazie ai suoi lavori ne rende giustizia. Grazie a un’idea, alla creta e alla passione vengono fuori realizzazioni che emozionano.

Scene presepiali, plastici, miniature e tanto altro prendono forma grazie all’arte di questo maestro. La cura per i dettagli delle sue opere, per gli occhi dei suoi personaggi, per le mani, per gli abiti antichi cuciti a mano, per le espressioni dei volti che sembrano parlare, incanta.

Scena Totò Miseria e Nobilità
Scena Totò Miseria e Nobilità

Come incantati restiamo dinanzi alla straordinaria “Miseria e Nobiltà”, un capolavoro storico napoletano che nella bottega di Mariano prende vita nuovamente. Chi non ricorda la scena con Totò: “Noi dobbiamo farci una fotografia”. “Ma viene senza testa, non fa niente? La facciamo in due riprese, prima la testa e poi il corpo, poi l’attacchiamo e viene intera”.
Ci avviciniamo all’opera e questi memorabili discorsi li sentiamo veramente, perché Mariano alcune opere le fa diventare parlanti, diventano delle vere e proprie scene viventi e noi ne restiamo ammaliati.

Non dimenticheremo mai il volto sbalordito di Pasquale quando Lucariello di “Natale in casa Cupiello” altra celebre commedia napoletana, gli dice: “S’ha vennuto ‘e scarpe. E’ ladro, è ladro matricolato”. Tutto il resto non ve lo sveliamo, ma vi invitiamo a farlo di persona.

Scena Natale in Casa Cupiello
Scena Natale in Casa Cupiello

Per informazioni e richieste qui trovate i suoi contatti:
L’arte Partenopea di Mariano Tubelli
Via Roma 32,  cel: 3663041674

Chiesa di Sant'Angelo in Munculanis

Chiesa S.Angelo Munculanis

Chiesa di San Francesco

Continuiamo il nostro viaggio nell’arte, e così poco più avanti, nella piazzetta Viscardi fa capolino la Chiesa di Sant’Angelo in Munculanis, originaria del periodo longobardo. A vederla da fuori ha un semplice e anonimo aspetto di una chiesa del settecento, ma sul lato sinistro sfoggia il suo originario ingresso altomedievale proprio sotto a un campanile di tre piani con bifore romaniche.
Recentemente, grazie a dei lavori di restauro, è stata riportata alla luce oltre alla struttura medioevale di un tempo, anche una cripta con “scolatoio” dove venivano posti i morti a perdere i loro liquidi.

Subito dopo l’affascinante fila di portici, incontriamo la Chiesa di San Francesco, parte di un complesso conventuale, del 1282, ma ricostruita completamente nel 700.
In questa chiesa, tenendo lo sguardo basso, si ammirano i resti del pavimento in maiolica dei fratelli Massa. Volgendo lo sguardo in alto, invece, si ammira un soffitto a cassettoni dorati con una successione di dipinti di Tommaso d’Aquino: scene dell’Antico Testamento, un’Annunciazione, e un affresco ritraente la Madonna del latte.
Da non perdere è il monumento funebre del conte di Sant’Agata, Ludovico d’Artù. La sua statua è posta su un sarcofago trecentesco con attorno un baldacchino di stile gotico che si può ammirare sulla parete d’ingresso.

Chiesa San Francesco Sant'Agata de'Goti
Chiesa San Francesco Sant'Agata de'Goti

Mostra: "Il Primo Enigma" Sant'Agata de' Goti

Nella Chiesa di San Francesco a Sant’Agata de’ Goti è in corso una bellissima mostra completamente gratuita: “Il Primo Enigma”, il mistero di Edipo e della Sfinge, visibile fino al 6 maggio 2019. Il progetto, realizzato dall’amministrazione comunale insieme con la regione Campania, è un viaggio immersivo ed emozionante nella storia e nel mito che dura poco più di 20 minuti circa.

La mostra è suddivisa in due parti: la prima parte si svolge nella navata centrale della chiesa fino all’altare, e qui, grazie ad una ricostruzioni grafica, accompagnata da luci e suoni suggestivi, sarà possibile ammirare com’era un tempo l’originaria pavimentazione maiolicata della chiesa di San Francesco.

Mostra Primo Enigma Sant'Agata de'Goti
Mostra Primo Enigma Sant'Agata de'Goti

Nella seconda parte invece ci si sposta sul retro dell’altare, nel coro ligneo,
e qui, una voce narrante racconterà del “vaso di Python”, un discepolo di Assteas. Per chi non lo conoscesse, Assteas è colui è che ha realizzato il vaso più bello del mondo “Il ratto d’Europa”, ritrovato proprio nel borgo di Sant’Agata dei Goti.

Ma torniamo al nostro vaso in mostra, quello di Python che raffigura invece il “Mito di Edipo e della Sfinge”, comunemente indicato anche come “il primo enigma della storia”, uno dei misteri più antichi del mondo.

“Qual è l’animale che al mattino avanza con quattro zampe, a mezzodì procede con due e quand’è sera cammina con tre?” Questo l’enigma mitologico che canta la Sfinge tormentando tutti i viandanti. Nessuno lo capirà, tranne Edipo.

E grazie ad un suggestivo percorso multimediale, sarà narrata la storia di questo vaso in mostra, che raffigura Edipo che si sporge verso la sfinge. Edipo risolve l’enigma, affronta la sfinge sfidando il destino.

Ma cosa ci insegna davvero Edipo? Questo mito ci insegna che il destino va guardato negli occhi, che ogni sfinge, ogni enigma va affrontato e risolto solo perché affrontabile e risolvibile. “Edipo ci insegna che si deve avere consapevolezza del destino e che affrontare e battere la sfinge fa parte del destino stesso e a noi comuni mortali altro non resta che compierlo quel destino, che altro non è la nostra stessa storia, la nostra stessa strada”.

Non diciamo altro, il resto dovete scoprirlo!

Palazzo San Francesco

Usciti dalla Chiesa di San Francesco ci ritroviamo poco più avanti nella Piazza Municipio, dove troviamo un bel portale settecentesco. E’ il portale del Palazzo San Francesco, che un tempo era il convento annesso all’omonima chiesa. Oggi è sede del comune di Sant’ Agata de’ Goti.
All’incrocio di questa piazza non passa inosservato l’ingresso dell’ex Cinema Italia.
Tanta la nostalgia guardando i suoi esterni, oramai decaduti, ma che per un attimo portano indietro nel tempo, a tutte quelle emozioni del Cinema Paradiso.

Palazzo S.Francesco Sant'Agata de'Goti
Palazzo S.Francesco Sant'Agata de'Goti
Ex Cinema Italia Sant'Agata de'Goti
Ex Cinema Italia Sant'Agata de'Goti

Palazzo Vescovile

Lasciamo il municipio e la nostalgia alle nostre spalle e andiamo a ricostruire la vita del Santo Alfonso: vescovo di Sant’Agata de’ Goti dal 1762 al 1775. Ce ne andiamo, dunque, in piazza Umberto I, poco più avanti, sul lato destro dove troviamo eretto il suo monumento.
La piazza è ampia, la percorriamo tutta e arriviamo fino al cortile con al centro una fontana del 700. Qui troviamo il Palazzo Vescovile, l’abitazione del vescovo, che ha da raccontarci tutto quello che ci interessa sapere di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.

Palazzo Vescovile Sant'Agata de'Goti
Palazzo Vescovile Sant'Agata de'Goti

Iniziamo la nostra visita.
Delle scale ci accompagnano al “Salone degli Stemmi”, dove troviamo gli stemmi dei 68 Vescovi di Sant’Agata de’ Goti, messi uno dopo l’altro rispettando l’ordine cronologico.
Ci addentriamo poi nella zona forse più intima, in quella che era la stanza di Sant’Alfonso che ancora oggi conserva alcuni suoi oggetti personali.
Volendo, poi, grazie ad un percorso si può arrivare fino al Cunicolo di S.Alfonso, un corridoio del ‘500 costruito come rifugio dove è possibile ammirare un ciclo di affreschi del 600. Qui, in questo luogo suggestivo il santo amava ritirarsi per pregare.

Sant’Alfonso è stato un vero e proprio riferimento per gli abitanti di Sant’Agata, un “vescovo ideale”, energico, entusiasta, combattivo e probabilmente molti lo ricorderanno per il famoso brano natalizio che ha scritto: “Tu scendi dalle stelle”.

Il Duomo di Sant'Agata de' Goti

Colonnato Duomo Sant'Agaga de'Goti
Colonnato Duomo Sant'Agaga de'Goti

Dopo piazze, slarghi, palazzi, chiese e vicoli siamo giunti alla fine di via Roma, a Piazza Sant’Alfonso, e qui ad attenderci c’è il Duomo, che durante tutto il nostro percorso ci ha osservato assiduamente.
Ora è il suo turno.
Il Duomo dell’Assunta è l’edificio religioso più importante di Sant’Agata de’ Goti e ci accoglie imponente e maestoso con un porticato di 12 colonne e capitelli corinzi che incantano.
È un edificio del 970 costruito su un antico tempio pagano, ma che ha subito diversi rifacimenti prima nel XII secolo e poi nel 1700, conferendogli l’aspetto attuale.
Sotto la chiesa da non perdere è la cripta del XII secolo.
L’interno invece ha un impianto a croce latina, con tre navate, ed è ricco di opere d’arte nelle cappelle laterali che si susseguono, come la Madonna col Bambino del 1402.
Usciamo dal duomo e guardando la facciata dall’esterno, ammiriamo alla sua sinistra il campanile, a tre ordini con tegole maiolicate gialle e verdi.

Piazza Sant'Alfonso-Sant'Agata de'Goti
Piazza Sant'Alfonso-Sant'Agata de'Goti
Interno Duomo Sant'Agata de'Goti
Interno Duomo Sant'Agata de'Goti

Largo Torricella e i lavatoi di Sant'Agata de' Goti

Lasciamo il duomo alla nostra destra e proseguiamo ancora dritto per scovare altre bellezze. Scendendo lungo la strada arriviamo a Largo Torricella dove si trova la villa comunale di Sant’Agata de’ Goti, che merita una visita per come è curata e per la presenze di alcuni abeti secolari. Procedendo passiamo sotto ad un arco che ha immediatamente sopra una finestra catalana, una bifora molto antica di Sant’Agata. Questa strada ci conduce alla contrada Reullo da cui è possibile ammirare gli antichissimi lavatoi di Sant’Agata de’ Goti: delle enormi vasche scavate con blocchi di pietra, alimentate grazie a un braccio deviato del fiume Isclero. Un abitante del posto ci ha raccontato che alcune vecchie signore del borgo tutt’oggi portano la loro biancheria qui per lavarla, proprio come si faceva un tempo, conservando questa autentica tradizione tipica della vita da borgo. Quello appena percorso è comunemente conosciuto come “percorso dell’acqua di Sant’Agata” e costeggia tutta la strada del fiume Isclero; arrivando poi alla “ferriera”, la vecchia zona industriale del borgo.

Lavatoio arco Sant'Agata de'Goti
Lavatoio arco Sant'Agata de'Goti

Prodotti tipici Sant'Agata de' Goti

La regina di Sant’Agata de’ Goti è la mela annurca, regina dei frutti campani, ha ottenuto anche la denominazione IGP nel 2006. Tantissime le ricette dolci o salate che la vedono protagonista soddisfacendo i palati di molti. Vi suggeriamo di assaggiare i raviolotti alla mela annurca che si possono trovare nella trattoria “Zi’Pauluccio” proprio a a Via Roma. O di portarvi a casa delle squisite salsicce fatte col sidro della mela annuraca che potete trovare nell’antica macelleria del borgo (Iannucci). Non dimentichiamoci che Sant’Agata de’ Goti è rinomata per l’ottimo vino, tanto da aver ottenuto un riconoscimento come “Città del Vino 2019” .In questa terra nascono i più pregiati vini campani, tra cui il più importante è la Falanghina DOC, seguito dall’ Aglianico DOC, dal Piedirosso DOC e dal Greco DOC.

La rinomata falanghina beneventana è prodotta al meglio dalle famose cantine Mustilli, che dispone di cantine in una serie di locali sottoterra del XII secolo, nel pieno centro storico del borgo.

L'infiorata di Sant'Agata de' Goti

In occasione del Corpus Domini, festa religiosa tradizionale, anche Sant’Agata de’ Goti , come molte altre città italiane, festeggia con una meravigliosa manifestazione: “l’infiorata”.

In questa giornata, che ha come protagonisti i fiori, vengono create nelle strade del centro storico del borgo, composizioni floreali artistiche che creano una vera e propria magia. Tappeti di fiori sparsi tra le strade, nelle piazze e lungo le chiese rendono questa giornata un momento davvero emozionante.

Nel giorno del Corpus Domini, come ogni anno, viene celebrata la messa nel Duomo di Sant’Agata e alla fine della celebrazione ha inizio la processione che sfilerà per le strade del borgo su un manto di splendidi fiori. L’evento quest’anno si svolgerà il 20 giugno 2019.

Qui si conclude il nostro viaggio nel meraviglioso borgo di Sant’Agata de’ Goti.

Infiorata Sant'Agata de' Goti
Infiorata Sant'Agata de' Goti

Trova un hotel o un Bed and Breakfast nel borgo di Sant’Agata de’ Goti con Booking.com